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 :: Se siete ancora curiosi


 Definire i nostri strumenti secondo i nomi degli antichi maestri è certo un modo pratico per generalizzare determinate caratteristiche  costruttive, ma è anche un'etichetta dal contenuto un po' indefinito che richiede un paio di considerazioni piú approfondite. E' stato  quasi sempre il caso a decidere della sopravvivenza degli strumenti antichi, molto spesso dovuta a considerazioni di valore  estetico o  commerciale – il che spiega l'attuale disproporzione fra strumenti 'ordinarii' e strumenti 'de pretio', come definiti nelle  fonti  antiche. Questi ultimi, però, rappresentano l'aspetto musicalmente meno significativo della produzione storica complessiva.  D'altro canto, il solo fatto di essere antichi non è garanzia che siano stati tutti buoni strumenti che vale la pena di ricostruire. I liuti sono  sempre stati 'attrezzi da lavoro' piuttosto specializzati. Se non cerchiamo di capire e, per quanto possibile, riprodurre il contesto  storico/musicale in cui essi venivano utilizzati, corriamo il rischio di ricreare una visione deformata della realtà storica e questo problema, anche se investe direttamente altre categorie di specialisti, tocca da vicino anche noi liutai. Solo una parte degli strumenti  storici sopravvissuti è stata studiata in modo approfondito e spesso possediamo solo informazioni piú o meno accurate sul loro  aspetto esterno. Solo in alcuni casi esistono radiografie che ci offrono un'idea ragionevolmente precisa di alcuni importanti dettagli  interni, mentre il numero degli strumenti che sono stati aperti e accuratamente descritti nell'aspetto e dimensioni cruciali è invece relativamente limitato.
 Una volta determinato lo stato originario di tutte le componenti non sempre ci è possibile realizzare copie esatte, soprattutto per  quanto riguarda le dimensioni, che poco si adattano alle moderne esigenze di accordatura (o alle idiosincrasie dei musicisti), per cui  siamo spesso costretti a ridurre le dimensioni originali, con conseguenze non secondarie per il suono. Un capitolo a parte meriterebbe  poi la questione delle incordature storiche, che erano il singolo fattore determinante tutto il concetto costruttivo, che noi ne siamo coscenti o meno.
 Se queste riflessioni servono un poco a giustificare una certa mia riluttanza a dare 'nomi' ai miei strumenti, intendono soprattutto chiarire che i liuti di oggi devono il loro suono e il loro carattere non tanto a come si chiamavano gli antichi artigiani che diedero loro vita, quanto a come ognuno di noi oggi interpreta le informazioni che gli strumenti antichi ci regalano.

 E vivi lieto.



 :: Biografia


 Cresciuto sulla costa slovena dell'Istria, in un ambiente semplice e sereno in cui la musica attiva riveste un ruolo importante, a otto anni ricevo i primi fondamenti musicali imparando il clarinetto. A dieci anni e mezzo sono costretto a trasferirmi in Italia, nella  provincia fiorentina, dove l'unica cosa suonabile è il campanello di casa. Non mi perdo di coraggio e, lavorando nei ritagli di tempo rubati allo studio scolastico, mi compro la mia prima chitarra e a sedici anni comincio a studiare chitarra classica da autodidatta, una passione che mi accompagnerà per i vent'anni successivi. A ventidue anni, buttato un inutilissimo diploma in economia e contabilità nel cestino dei rifiuti, comincio a vagare per il mondo, portando in tasca un flauto di latta irlandese quando la chitarra diventa troppo ingombrante. Tra Manchester e Roma ho la fortuna di apprendere i fondamenti del lavoro del legno da un falegname irlandese e, piú o meno nello stesso tempo, comincio a scoprire le antiche musiche per liuto trascritte per la chitarra moderna. In breve tempo la liuteria - all'inizio solo un hobby appassionato - diventa inevitabilmente lo sviluppo naturale di una coincidenza cosí fortunata. Dedicarsi alla liuteria per hobby è la precondizione ideale per ricercare e studiare seriamente e con calma strumenti originali in collezioni e musei vari e sperimentare con modelli e materiali diversi, libero da impellenze di mercato. Il risultato è che, quando l'hobby finalmente diventa professione all'inizio degli  anni '80, i miei strumenti sono abbasta soddisfacenti da garantire un lavoro  ininterrotto fino a oggi. Dopo dieci buoni anni di lavoro a Roma mi trasferisco a Brema, dove sono attivo attualmente.
 I miei strumenti compaiono in numerosi concerti e registrazioni, nelle mani di  artisti come Paul O'Dette, Stephen Stubbs, Andrea  Damiani, Lee Santana,  Lynda Sayce, Stephen Player e Pascale Boquet, fra tanti altri.
 Una soddisfazione particolare è quella di avere una mia copia del liuto a 11  ordini di Andreas Berr (Vienna, 1694) in esposizione, e a disposizione, nel  museo di Ptuj in Slovenia, all'ombra dell'originale del grande maestro che è  servito da modello e ispirazione.